Questo fiato corto e rime
palesi e nascoste è un gioco
per due, come gli scacchi
o il tennis. Cambio campo
e palle nuove, giallo canarino,
sono ferme sotto il sole,
sparse sul rosso del terreno.
Seduti all’ombra i giocatori.
Gocce di sudore bruciano
gli occhi. Poi scendono
alle docce, nella custodia
mettono l’io bambino.
Il rammarico, l’abbagliante
sole dei vasti pomeriggi
d’estate. Cercavo oggetti
smarriti. Cosa è stato?
Il palinsesto raschiato
e lavato, quel rosso listato
di bianco è diventato
un parcheggio vuoto.
Rovisto rovescio lo zaino.
Le scarpe consumate, calzini
puzzolenti, le magliette
lievi come il vento.
E il dopo partita, l’aria
della sera all’uscita
del circolo tennis. Provo
a restare, ancora un poco,
prima di invecchiare.
Il vento sfoglia un giornale.
Elon Musk in visita come Hitler
a Firenze. Dalle svastiche
alle X le ossa contano gli anni.
La rete a strascico è sparita
che puliva la terra rossa.
marco ferri poetry blog notes