Questo è strano,
osservavo, come le parole
non si vergognano di essere servili.
Le notizie scelgono il tono
adatto ai loro affezionati lettori.
La realtà è solo un racconto
che segue le regole degli script,
una zip che allaccia i denti
delle parti in modo perfetto.
Un massacro è un massacro,
sostantivo maschile, singolare,
etimo vario, immagina macelleria.
Vennero le guerre
degli oligarchi, e questo è strano
osservavo, oligarchi russi
contro oligarchi ucraini, oligarchi
inglesi contro oligarchi russi,
oligarchi statunitensi predatori
per qualsiasi cosa utile agli affari.
Dunque era l’epoca degli oligarchi
(conservatori ortodossi o cristiani,
reazionari, dementi o Ayatollah)
che spostavano gli eserciti, pagati
dai loro servi, per rubare e sbranarsi.
Oligarca è sostantivo maschile
singolare, sconosciuto, se non come
icona televisiva.
È permesso il nucleare tattico.
I droni sono precisi ma sbagliano.
L’odore del sangue è schermato.
La polvere che soffoca le gole
è uguale a quella dei disaster movies.
Le voci disperate sono frammenti
che emergono nei social.
I commercianti di lacrime hanno
educato i loro sensibili lettori.
La realtà è un nome femminile
singolare, dipende dal contesto.
Eppure è strano, osservavo.
Gli oligarchi che avevano vinto
e sottomesso e tolto ogni diritto
a quelli che avevano perso, (ormai
deportati in un mondo virtuale)
erano gli imperatori del superfluo.
Più orribile era la loro leggerezza,
l’assenza di emozioni e necessità.
L’orrore, un nome comune
di cosa, maschile, singolare.
Eppure qui i rami degli alberi
festeggiano il vento tiepido
di un settembre pieno di luce.
marco ferri poetry blog notes